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L’insonnia non è tutta uguale: la classificazione

L’insonnia è un disturbo del sonno diffuso che spesso risulta sottodiagnosticato o non adeguatamente trattato. Le stime della prevalenza dell’insonnia nella popolazione adulta variano dal 10% fino al 40%. Questa incertezza deriva dalla scarsa consapevolezza e dalla complessità dei criteri diagnostici necessari per formulare una diagnosi definitiva.

È clinicamente caratterizzato da una difficoltà soggettiva ad addormentarsi o a mantenere il sonno, che deve essere presente per almeno tre giorni a settimana per tre mesi. È importante sottolineare che l’insonnia si verifica nonostante la presenza di adeguate condizioni ed è accompagnata da sintomi diurni.

Negli adulti, gli effetti diurni possono includere affaticamento, difficoltà di concentrazione, riduzione della motivazione, irritabilità e deficit di memoria. 

Le persone affette possono riportare insoddisfazione o ansia riguardo alla qualità del proprio sonno. Nei bambini, l’insonnia è in genere descritta dai genitori o caregiver come resistenza ad andare a letto e scarso rendimento scolastico.

L’insonnia è classificata in base alla durata dei sintomi e alle modalità con cui si manifesta: in caso di insonnia cronica, i sintomi sono presenti almeno tre volte a settimana per un periodo di almeno tre mesi. Quando si parla di insonnia a breve termine (acuta), si intende un disturbo caratterizzato da sintomi che durano meno di tre mesi. È spesso associata a fattori stressanti acuti, a cambiamenti ambientali o a periodi di forte tensione emotiva e tende a risolversi con la scomparsa dello stressor.

Oltre alla durata, l’insonnia può essere classificata in base al tipo di difficoltà sperimentata: insonnia iniziale ovvero difficoltà ad addormentarsi, insonnia di mantenimento, causata da risvegli notturni e difficoltà a riaddormentarsi, insonnia comportamentale dell’infanzia: disturbo tipico dei bambini, spesso legato a routine insufficienti, associazioni scorrette con il sonno o difficoltà nel seguire le regole del momento di andare a letto.

Quando l’insonnia persiste per più di qualche settimana e interferisce con la vita quotidiana, è consigliabile rivolgersi a un professionista per identificarne le cause e individuare il trattamento più appropriato. Se non riconosciuta e trattata per tempo, l’insonnia può contribuire allo sviluppo di ulteriori problemi di salute.

Per approfondire:

Tipi di insonnia 

L’insonnia può essere classificata in base alla durata, alle cause o alle specifiche modalità con cui si manifesta. Ogni tipologia è caratterizzata da elementi distintivi come durata dei sintomi, difficoltà legate al sonno e fattori scatenanti o associati.

Classificazione in base alle cause

L’insonnia può essere:

  • primaria: non presenta una causa evidente e non è collegata ad altre condizioni;
  • secondaria: è più comune ed è associata ad altre condizioni mediche o psicologiche.

Insonnia primaria

È una forma di insonnia non collegata direttamente a cause mediche, psichiatriche o ambientali. Le difficoltà del sonno rappresentano il problema principale. Può essere sia a breve che a lungo termine. È tipica dell’insonnia cronica (classificazione in base alla durata). 

Insonnia secondaria

Questo tipo di insonnia si verifica insieme a un’altra condizione. Fattori come stress o attività mentale eccessiva durante la notte possono contribuire alla sua comparsa. È tipica dell’insonnia acuta, ma può caratterizzare anche l’insonnia cronica (classificazione in base alla durata). 

È associata a:

  • depressione,
  • ansia,
  • sindrome delle gambe senza riposo,
  • dolore cronico,
  • reflusso gastroesofageo (GERD),
  • mobilità ridotta,
  • disturbo da uso di sostanze.

Il trattamento prevede sia la gestione della condizione sottostante sia interventi mirati al sonno.

Classificazione in base alla durata

Insonnia acuta o a breve termine

L’insonnia acuta è una forma di insonnia di breve durata, generalmente compresa tra 3 e 14 giorni e, secondo altre classificazioni, tra una settimana e 3 mesi. È il tipo più comune di insonnia e spesso compare in seguito a un evento stressante o a un cambiamento significativo, come la perdita del lavoro, un esame, un lutto o l’inizio di un nuovo impiego.

Oltre allo stress, l’insonnia acuta può essere causata da:

  • Fattori ambientali come luci, rumore, una stanza o un letto nuovi oppure una temperatura non adeguata
  • Disagio fisico o dolore
  • Assunzione di alcuni farmaci
  • Malattia
  • Jet lag.

Si associa spesso a livelli elevati di ormoni dello stress e a uno stato di iperattivazione psicofisiologica. In alcuni casi può evolvere in insonnia cronica.

Insonnia cronica o a lungo termine

L’insonnia è definita cronica quando si verifica almeno tre volte a settimana per un periodo di almeno tre mesi. Può essere sia primaria sia secondaria. 

Nel caso sia secondaria, condizioni che possono essere associate all’insonnia cronica includono:

  • Disturbi mentali come depressione, ansia, ADHD, disturbo post-traumatico da stress.
  • Fattori legati allo stile di vita come frequenti viaggi con jet lag, lavoro su turni e abitudine al sonnellino diurno.
  • Patologie mediche come diabete, malattia di Parkinson, ipertiroidismo, apnea ostruttiva o centrale del sonno.
  • Sostanze stimolanti come caffeina, nicotina e alcol.
  • Farmaci come chemioterapici, antidepressivi e beta-bloccanti.

L’insonnia cronica può compromettere in modo significativo la qualità della vita e richiede spesso un intervento medico.

Classificazione in base alle caratteristiche del sonno

Insonnia iniziale

È caratterizzata dalla difficoltà ad addormentarsi. Può essere acuta o cronica. Gli individui con questo tipo di insonnia possono rimanere svegli per lunghi periodi prima di riuscire finalmente ad addormentarsi. Ciò può essere particolarmente frustrante, perché spesso porta a un sonno insufficiente e a stanchezza durante il giorno.

Le cause principali includono stress, ansia, depressione o uno stato mentale iperattivo. Può essere associata anche a disturbi come la sindrome delle gambe senza riposo. L’assunzione di caffeina o di altri stimolanti può contribuire alla difficoltà di addormentamento.

Insonnia di mantenimento

Consiste nella difficoltà a rimanere addormentati: si sperimentano risvegli notturni frequenti o un risveglio precoce con difficoltà a riaddormentarsi. Può essere causata da condizioni come ansia, depressione, reflusso gastroesofageo, apnea del sonno, disturbi respiratori e sindrome delle gambe senza riposo. 

Insonnia mista 

Combina difficoltà di addormentamento e difficoltà a mantenere il sonno. 

Insonnia paradossa

Le persone che ne soffrono percepiscono di dormire molto poco o per nulla, anche se il sonno oggettivo è normale. Possono ricordare in modo errato di essere state sveglie o percepire il proprio sonno come insufficiente. Questo può generare ansia e ulteriori disturbi del sonno.

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