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Rimedi per dormire. Come gestire l’insonnia

Il sonno svolge un ruolo fondamentale per il corretto funzionamento dell’organismo. 

La ricerca sta ancora studiando i meccanismi del sonno e i motivi biologici e fisiologici per cui dormiamo, ma è certo e risaputo che dormire poco o male può determinare un deficit di sonno, con ripercussioni sulla concentrazione, sull’umore, sulla capacità cognitiva e sullo stato di salute generale. In queste condizioni, anche le attività di routine possono richiedere uno sforzo maggiore.

L’insonnia è un disturbo del sonno caratterizzato da un riposo insufficiente o non ristoratore. Può presentarsi con difficoltà nell’addormentamento, risvegli notturni ripetuti, risvegli anticipati al mattino oppure con la sensazione, al risveglio, di non aver realmente dormito. In alcuni casi si tratta di un problema sporadico; in altri, può diventare una condizione persistente, capace di influenzare in modo rilevante la quotidianità, la vita professionale e l’equilibrio psicofisico. Fortunatamente, l’insonnia è una condizione che può essere affrontata efficacemente. Non esiste un trattamento universale, ma un insieme di strategie che comprendono modifiche delle abitudini quotidiane, interventi mirati sul sonno, supporto psicologico e, quando necessario, terapie farmacologiche. Conoscere le diverse opzioni disponibili è essenziale per individuare il percorso più adatto alle esigenze di ciascuna persona. 

Per approfondire:

Il trattamento dell’insonnia parte dalla diagnosi

Per poter trattare l’insonnia in modo efficace, è fondamentale partire da una diagnosi accurata. Comprendere l’origine del disturbo consente infatti di scegliere l’intervento più adatto ed evitare approcci non mirati. Il medico si occuperà di indagare le cause dell’insonnia, attraverso domande sul disturbo e considerando anche eventuali altre patologie associate: possono essere richiesti esami del sangue o altre analisi di laboratorio. Per comprendere come si manifesta l’insonnia, il medico potrà richiedere di compilare questionari sulle proprie abitudini, sul ritmo sonno-veglia oppure di tenere un diario. In alcuni casi, il paziente può sottoporsi a studi del sonno: vengono monitorate e registrate diverse funzioni corporee, tra cui l’attività cerebrale, la respirazione, il battito cardiaco, i movimenti oculari e quelli del corpo.

Una volta chiarito il quadro clinico, il trattamento dell’insonnia può prevedere diverse strategie, spesso complementari tra loro. Dalle modifiche delle abitudini di sonno e dello stile di vita, alla terapia cognitivo-comportamentale, fino all’impiego di farmaci o di approcci complementari, le opzioni disponibili sono molte e vanno personalizzate in base alle caratteristiche della persona e del disturbo.

Per approfondire: 

Terapia cognitivo-comportamentale

La terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia (CBT-I) è un trattamento strutturato e pensato appositamente per affrontare i disturbi del sonno. 

È considerato il trattamento di prima scelta, soprattutto nei casi di insonnia persistente o cronica, ed è efficace quanto i farmaci, con il vantaggio di offrire risultati più duraturi nel tempo.

La CBT-I si svolge generalmente in un arco di 6–8 settimane e può essere seguita con il supporto di psicoterapeuti. Il percorso può avvenire in presenza, a distanza o online, rendendolo accessibile anche a chi ha difficoltà a seguire incontri tradizionali.

Questo approccio lavora su più livelli. La componente cognitiva aiuta a riconoscere e modificare pensieri e preoccupazioni legate al sonno che alimentano l’insonnia, come l’ansia di non riuscire a dormire o l’eccessiva attenzione rivolta al momento dell’addormentamento: ridurre questo carico mentale è fondamentale per favorire il rilassamento serale.

La componente comportamentale si concentra invece sull’acquisizione di abitudini di sonno più funzionali. Un ruolo centrale è svolto dall’educazione al sonno e all’igiene del sonno, che include interventi sull’ambiente notturno, la riduzione delle distrazioni e il mantenimento di orari regolari di addormentamento e risveglio.

All’interno della CBT-I vengono utilizzate diverse strategie, adattate alle esigenze della persona, tra cui:

  • Controllo degli stimoli: questo metodo aiuta ad allenare mente e corpo a dormire meglio, evitando di “lottare” contro il sonno. Può prevedere, ad esempio, l’impostazione di orari regolari per andare a letto e svegliarsi, l’eliminazione dei sonnellini diurni e l’uso del letto esclusivamente per dormire e per l’attività sessuale. In genere viene anche consigliato di uscire dalla camera da letto se non ci si addormenta entro circa 20 minuti, tornando a letto solo quando si avverte nuovamente sonnolenza.
  • Restrizione del sonno: limita inizialmente il tempo trascorso a letto ed elimina i riposini diurni, questo per migliorare la qualità del riposo, aumentando gradualmente le ore di sonno con il miglioramento dei sintomi.
  • Tecniche di rilassamento: esercizi di respirazione o rilassamento muscolare, utili per ridurre la tensione fisica e mentale prima di dormire.
  • Veglia passiva: nota anche come intenzione paradossale, questa strategia è utilizzata soprattutto nei casi di insonnia “appresa” e mira a ridurre la preoccupazione e l’ansia legate all’addormentamento. Consiste nel mettersi a letto cercando di restare svegli, anziché sforzarsi di dormire. In questo modo diminuisce l’attenzione eccessiva sul sonno, rendendo più facile l’addormentamento.
  • Terapia della luce: è utile quando si tende ad addormentarsi molto presto e a svegliarsi troppo presto. L’esposizione alla luce può aiutare a “spostare” l’orologio biologico: si può, ad esempio, aumentare l’esposizione alla luce nelle ore serali, trascorrendo tempo all’aperto o utilizzando apposite lampade a luce intensa. 

Nel complesso, la CBT-I è un approccio flessibile e personalizzabile, che affronta le principali cause dell’insonnia agendo sia sui comportamenti sia sui pensieri. Proprio per questo rappresenta un punto di riferimento fondamentale nel trattamento dei disturbi del sonno.

Farmaci e integratori

Nel trattamento dell’insonnia, i cambiamenti delle abitudini e gli interventi comportamentali restano la strategia più efficace nel lungo periodo. In alcune situazioni, tuttavia, può essere utile affiancare anche l’uso di farmaci o altri prodotti per favorire il sonno

Farmaci su prescrizione

Questi strumenti non rappresentano in genere la prima scelta, soprattutto nei casi di insonnia cronica, e dovrebbero essere utilizzati con cautela e sotto supervisione medica.

I farmaci per l’insonnia possono aiutare ad addormentarsi, a mantenere il sonno o a ridurre i risvegli notturni, ma il loro impiego è solitamente consigliato per periodi brevi o in modo occasionale. La decisione di utilizzarli viene presa caso per caso, valutando attentamente benefici e possibili effetti indesiderati, e privilegiando sempre la dose minima efficace.

In generale, è importante considerare che i farmaci per il sonno (su prescrizione):

  • non dovrebbero essere l’unico trattamento dell’insonnia;
  • possono causare effetti collaterali, come sonnolenza diurna, capogiri, nausea o aumento del rischio di cadute;
  • possono perdere efficacia nel tempo e, in alcuni casi, provocare sintomi alla sospensione.

Integratori e prodotti da banco

Accanto ai trattamenti farmacologici e comportamentali, alcune persone scelgono di affiancare approcci di medicina complementare per migliorare il sonno. Queste strategie vengono spesso utilizzate in autonomia e mirano soprattutto a favorire il rilassamento e a ridurre lo stress, fattori che possono influenzare la qualità del riposo.

  • Melatonina: è un integratore ampiamente utilizzato per sostenere il ritmo sonno-veglia. In alcune persone può facilitare l’addormentamento, soprattutto in presenza di alterazioni del ritmo circadiano o di difficoltà legate ai cambiamenti di routine.
  • Lavanda: è un rimedio naturale per trattare l’insonnia e migliorare la qualità del sonno.
  • Valeriana: è impiegata come rimedio naturale per il sonno grazie al suo lieve effetto calmante. Yoga e tai chi: alcune ricerche suggeriscono che la pratica regolare di queste discipline possa contribuire a migliorare la qualità del sonno, grazie alla combinazione di movimento dolce, respirazione e riduzione dello stress.

Nel complesso, farmaci e integratori possono avere un ruolo nel trattamento dell’insonnia all’interno di un approccio più ampio. 

Una buona igiene del sonno

In molti casi, l’insonnia può essere migliorata intervenendo sulla routine quotidiana e sulle abitudini serali. Piccoli cambiamenti costanti possono rendere più facile addormentarsi e mantenere il sonno nel tempo.

Le principali indicazioni includono:

  • Mantenere orari regolari di sonno e veglia, andando a letto e svegliandosi alla stessa ora ogni giorno, anche nei fine settimana.
  • Limitare o evitare i sonnellini, soprattutto nel pomeriggio, per favorire il sonno notturno.
  • Svolgere attività fisica regolare, preferibilmente durante il giorno o almeno alcune ore prima di coricarsi.
  • Evitare caffeina, nicotina e alcol nelle ore serali; in particolare, l’alcol può frammentare il sonno anche se inizialmente induce sonnolenza.
  • Evitare pasti abbondanti e un’eccessiva assunzione di liquidi prima di andare a dormire.
  • Curare l’ambiente di riposo, mantenendo la camera da letto buia, silenziosa, fresca e riservata al sonno e all’intimità.
  • Ridurre l’esposizione a schermi e dispositivi elettronici prima di dormire, poiché la luce può interferire con il ritmo sonno-veglia.
  • Creare una routine serale rilassante, ad esempio con lettura, musica tranquilla, bagno caldo o esercizi di respirazione.
  • Evitare di sforzarsi di dormire: se il sonno non arriva, è meglio alzarsi e tornare a letto solo quando si ha sonnolenza.

Queste strategie rappresentano spesso il primo passo nel trattamento dell’insonnia e possono migliorare in modo significativo la qualità del riposo se utilizzate quando necessario. 

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