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La melatonina è utile contro l’ansia?

La melatonina è una molecola particolarmente versatile, spesso descritta come “multitasking” per il suo coinvolgimento in un numero molto ampio di processi fisiologici e patologici. 

È conosciuta soprattutto come l’ormone che regola i ritmi sonno-veglia, ma il suo ruolo va ben oltre. Nel sistema cardiovascolare, per esempio, contribuisce alla regolazione della pressione arteriosa e alla sua naturale riduzione durante la notte. Inoltre, studi scientifici indicano che la melatonina può migliorare il metabolismo del glucosio e dei lipidi, influire sul peso corporeo e sul metabolismo energetico, attenuare processi neurodegenerativi e influire su alcuni meccanismi direttamente o indirettamente collegati ad alcuni stati ansiosi.

Accanto a queste funzioni, la melatonina mantiene un ruolo centrale nella gestione del sonno. Le ricerche mostrano che può essere utile in diverse condizioni caratterizzate da alterazioni del ritmo sonno-veglia. Nelle persone con fase del sonno ritardata — cioè che tendono ad addormentarsi e svegliarsi molto tardi — la melatonina può aiutare a ridurre il tempo necessario per addormentarsi e ad anticipare l’inizio del sonno. Negli adulti con insonnia, in particolare negli anziani che fisiologicamente producono meno melatonina, può contribuire a migliorare quantità e qualità del sonno. La melatonina si è dimostrata utile anche nel jet lag, aiutando a ridurre sintomi come la sonnolenza diurna e migliorando la vigilanza nelle ore diurne dopo viaggi intercontinentali. 

Poiché i problemi del sonno possono aggravare l’ansia e la melatonina può aiutare a trattare i disturbi del sonno, esistono evidenze scientifiche che suggeriscono che la melatonina possa contribuire a migliorare i sintomi dell’ansia? 

Per approfondire:

Cos’è la melatonina 

La melatonina è un ormone prodotto dalla ghiandola pineale, una piccola struttura situata nel cervello. 

Viene sintetizzata a partire dall’amminoacido triptofano ed è conosciuta soprattutto per le sue proprietà antiossidanti e per la capacità di neutralizzare i radicali liberi.

La produzione di melatonina avviene soprattutto durante la notte, in assenza di luce. Nell’essere umano i livelli raggiungono il loro picco tra le due e le quattro del mattino, per poi diminuire gradualmente con l’arrivo delle ore diurne. 

Questo ritmo naturale fa sì che la melatonina abbia un ruolo importante nella regolazione del ciclo sonno-veglia e nel facilitare l’addormentamento. 

Con l’avanzare dell’età, la sua produzione tende a ridursi.

Oltre al suo ruolo nel sonno, diversi studi hanno suggerito che la melatonina possa avere altre possibili applicazioni, ad esempio nel supporto a condizioni cardiovascolari legate all’invecchiamento e in alcuni disturbi neurodegenerativi.

Per approfondire:

La melatonina aiuta contro l’ansia?

L’ansia è uno dei disturbi mentali più comuni, in particolar modo è maggiormente presente nelle personedi sesso femminile. Condizioni come ansia indotta da situazioni stressanti sono normali nella vita quotidiana quando sono temporanee. Al contrario, l’ansia come disturbo patologico è sproporzionata rispetto alla reale minaccia, persistente, e compromette il funzionamento quotidiano.

Il disturbo d’ansia generalizzata (GAD) è caratterizzato da un’eccessiva ansia e preoccupazione riguardo a vari eventi o attività, che persiste per almeno 6 mesi e che l’individuo trova difficile controllare. L’ansia e la preoccupazione si associano ad almeno tre dei seguenti sintomi: irrequietezza, sensazione di allerta, facile affaticabilità, difficoltà di concentrazione, irritabilità, tensione muscolare, disturbi del sonno, palpitazioni, sudorazione, tremori o secchezza della bocca. Gli stati di ansia compromettono la qualità della vita a livello lavorativo e sociale.

La melatonina sembra interagire con diversi potenziali meccanismi umorali e di segnalazione coinvolti nello sviluppo di alcune sintomatologie dello stato ansioso, tuttavia non vi sono ancora sufficienti dati per capire se la melatonina può essere un valido aiuto anche negli stati d’ansia più comuni.

Lo stress ossidativo

Il sonno è fondamentale per il benessere del nostro organismo: aiuta il cervello a “ricaricarsi”, favorisce la memoria e contribuisce al corretto funzionamento di tutto il corpo. 

In genere, dormire tra le 7 e le 8 ore per notte è considerato ideale per mantenersi in salute.

Quando dormiamo poco o male per periodi prolungati, il nostro organismo può andare incontro alla deprivazione del sonno, una condizione che può favorire la comparsa di ansia e irritabilità. Non è ancora del tutto chiaro perché questo accada, ma diverse ricerche suggeriscono che la mancanza di sonno aumenti lo stress ossidativo, cioè uno squilibrio tra la produzione di specie reattive dell’ossigeno (tra cui i radicali liberi) e la loro rimozione da parte dei sistemi di difesa antiossidanti dell’organismo.

Pertanto la melatonina non ha un ruolo attivo nella riduzione dell’ansia, ma i suoi livelli endogeni potrebbero aumentare come risposta protettiva contro lo stress ossidativo causato dalla deprivazione del sonno, uno dei maggiori sintomi associati all’ansia.

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